Chiesa Parrocchiale di San Virgilio - Valesella

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La storia di questa chiesa parrocchiale è molto tormentata. Il primo edificio fu costruito nel 1336; nel 1770/1772, essendo già cadente, venne sostituito da un altro su disegno dello Schiavi e fu consacrato nel 1790.

Danneggiata pesantemente dalle erosioni sotterranee provocate dall’invaso del lago artificiale del Centro Cadore, la chiesa venne rifatta su tre navate e riconsacrata nel 1957. La sostituisce oggi il nuovissimo edificio progettato dal p.e. Adriano Costantini e consacrata il 28 luglio 1990. L’organo è un Cappelato di Padova (1946/1947).


La dedicazione della parrocchiale al patrono di Trento, rinvia direttamente alle sue origini risalenti al 1366, epoca in cui canonico di quella cattedrale era Bartolomeo, figlio di un taglialegna di Vallesella, che all’apice della prestigiosa carriera, volle onorare il paese d’origine fondandone le chiesa e intitolandola a S. Vigilio.
I documenti consentono di ripercorrere a grandi linee la storia di S. Vigilio dal secolo XIV ai nostri giorni, attraverso la ricostruzione del 1520 e quella operata dal tolmezzino Domenico Schiavi (1718-1795) tra il 1764 e il 1772.
L’edificio settecentesco rimase invariato per quasi due secoli (vita media anche delle precedenti costruzioni) fino alla metà del Novecento (1953-1957), quando forme e dimensioni furono alterate per consolidarlo e ampliarlo. Ma il dissesto si rivelò irrimediabile: nel 1963 la chiesa fu chiusa al culto e abbattuta nel 1988.
L’attuale edificio (1990) è opera del progettista domeggese Adriano Costantini, che interpreta in chiave contemporanea l’idea del grande tetto bifalde a ripida pendenza, proprio delle antiche chiese, associato al timpano aperto dell’architettura spontanea.
Struttura metallica in vista, uso di materiali come ferro, vetro, legno, sasso con intento funzionale ed effetto coloristico, spazialità semplice e modularità compongono un linguaggio architettonico asciutto e franco, d’immediata comprensione anche nella ricerca del dettaglio raffinato.
Salvata dal disastro e testimone di quanto nel tempo si è perduto è la torre comapnaria che reca sull’intonaco l’impronta dell’edificio demolito. La chiesa dello Schiavi, che sorgeva in posizione avanzata rispetto a quella odierna, le era addossata a valle.
Un edificio interessante per la planimetria composita, derivante dalla combinazione di due unità spaziali di differente altezza: una navata a croce greca nella variante a bracci diversi voltata a cupola e un presbiterio quadrato voltato a crociera con nicchia per l’altare maggiore.
Si generava così uno sviluppo longitudinale che tuttavia manteneva il suo nodo centrale sotto la cupola.
Anche a Vallesella lo Schiavi puntò sul contrasto tra esterno disadorno e interno riccamente elaborato. Lungo il perimetro interno fasci di paraste di ordine ionico, legate da segmenti murari piani o curvi e dal nastro sinuoso di un alto cornicione, modulavano la luce, mentre il rincorrersi degli archi costituiva un gioco scenografico convergente verso l’altare maggiore; completavano la decorazione gli affreschi di Antonio Schiavi (1736-1783) su pennacchi e cupola, altari e pale d’autore. In S. Vigilio erano dunque presenti alcuni motivi proprio dell’architettura barocca quali associazione di unità diverse, plasticismo delle pareti, estensione pluridirezionale dello spazio.

Da http://www.sangiorgiosanvigilio.it

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