Chiesa della Madonna della Neve (S.Antonio)

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Val di Croce. Eretta nel 1508 sulla strada che allora portava a Lozzo, fu consacrata nel 1659. La Madonna che vi è dipinta ad affresco si dice abbia versato lacrime.

Da http://www.sangiorgiosanvigilio.it/

Situata in località Somacròs e detta anche di S. Antonio, fu costruita nella prima metà del XVII secolo sul luogo di un capitello (XV-XVI secolo).

Traccia dell’oratorio rimane forse nell’affresco ‘Madonna col Bambino’ posto sull’altare maggiore, celato da un’elegante grata in legno dorato con traforo a motivo d’arabesco.
L’edificio sorge sull’antico tracciato per Lozzo, in luogo soleggiato e aperto ma insidiato dalla nuova urbanizzazione.
Pregnante motivo di interesse risiede nel fatto di essere sopravvissuta alle demolizioni dei secoli XVIII e XIX; costituisce perciò un esempio raro in Centro Cadore di architettura sacra del Seicento.
Elemento innovativo rispetto ai modelli cinquecenteschi è l’articolazione della pianta mediante l’inserimento di nicchie con gli altari laterali. Inoltre compaiono il coro quadrato con volta a cupola, l’arco a sesto ribassato, l’elemento semicolonna/lesena con trabeazione in duplice ordine che modella la parete della navata, mentre scompare la volta a nervature intrecciate. Si coglie qui in nuovo linguaggio classicheggiante.
Anche l’unitarietà della decorazione architettonica presenta carattere di unicità. All’interno, cornici di trabeazione, ghiera della volta e capitelli sono ornati da una fascia con motivi floreali e testine di punti a rilievo, la cui finezza contrasta con la rozza ridipintura a finto marmo, scarabocchi senza possibile confronto con l’originale analogo artificio ancora visibile sull’arco trionfale. Ad essa corrisponde in facciata una fascia simile a riccioli rilevati.
Ma esternamente ciò che più conta è l’uso del ‘graffio’, presente nelle vicine aree agordina e zoldana nei secoli XVII e XVIII e pressoché sconosciuto da noi. Con tale tecnica sono realizzati la cornice dell’oculo, il cartiglio datato 1659 sotto il colmo del tetto, i conci angolari e le due edicole dal disegno molto accurato. L’immagine classica ‘a portale’ con colonne di due ordini sormontate da trabeazione, fregio e coronamento a riccioli e pinnacoli è arricchita da volute laterali e soggetti naturalistici, motivi che compaiono in forma ancor più vivace nel dipinto ‘Madonna col Bambino, SS. Michele Arcangelo, Osvaldo re’. Il pittore, forse Francesco Frigimelica il Giovane (1630-1699), ottiene il meglio nel modo rapido con cui tratta gli elementi ornamentali e dettagli descrittivi quali uccellini, grottesche, piumaggi, mensole, capigliature e nastri, mentre appare più approssimativo nel modellato.
In stato precario i tre altari (XVII-XVIII secolo) in legno intagliato a tralci di vite, melograni, edera, dorato e dipinto in sapienti combinazioni di colori. Conservano due bei paliotti figurati in cuoio dipinto a motivi floreali con vivi colori e l’immagine del dedicatario; il terzo paliotto in cuoio donato da Romolo Barnabò nel 1704.
Da segnalare la pala di S. Antonio, di scuola locale del XVII secolo, non solo per il valore documentario, ma anche perché rivela una mano felice nella dolcezza dei volti morbidamente tratteggiati e del naturale dinamismo dell’angelo e del Bambino.

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