Chiesa della Madonna della Salute

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Borgata Collesello

Eretta nel 1747 da Don G.B. Barnabò, pievano di Pieve. La pala dell’altare si dice sia un gonfalone eseguito da Tiziano Vecellio per la chiesa di Pieve di Cadore.


Nel 1731 Giovanni Battista Barnabò, arcidiacono del Cadore dal 1747 al 1776, edificò la cappella dedicata alla Madonna della Salute, che esternamente ha forme nude e pareti lisci interrotte da semplici finestre a lunetta. Unico elemento di rilievo è il portale ad arco con gocciolatoio lineare in pietra che introduce alla navatella rettangolare con angoli arrotondati, soffitto a padiglione e abside semicircolare. Le pareti sono modellate dalla corsa verticale di lievi riseghe convergenti nella specchiatura centrale del soffitto che riproduce il motivo della planimetria. Ne deriva un senso di armoniosa continuità nell’alternanza di superfici curve e piane, legate da cornicione e marcapiano che sottolinea i quattro archi delle pareti.
Sul fondo, l’altare ligneo con cornice a larghi riccioli di gusto rococò e fastigio a baldacchino ornato da angioletti.
Contiene una pala centinata ‘Madonna in trono col Bambino, angeli e putti’, di autore ignoto del XVI secolo, che presenta composizione e soggetto simile al cosiddetto Gonfalone della Madonna conservato nella chiesa arcidiaconale di Pieve e per la sua funzione dipinto da entrambe i lati.
L’intricata vicenda che riguarda la nostra pala, in cui compaiono elementi degni di un romanzo giallo imperniato sul traffico di opere d’arte, affonda le radici nel contratto del 17 ottobre 1557 in cui “…misier Oratio si promette, et obliga far uno confalon de la qualità, et cum quella sorte de fegure che se trovano al presente sul onfalo vechio de la Madona facto et depento altra fiata per il prefato mag.co dominio Titiano…”. Ci sono dunque il prezioso modello e la copia d’autore approvata dal Maestro, un legittimo trasferimento (donazione del Comune di Pieve all’arcidiacono Giovanni Battista Barnabò nel XVIII secolo), le riproduzioni dell’archetipo o della copia d’autore più o meno riuscite (XVII-XVIII secolo), una fallita compravendita a Venezia nel 1816, le controversie tra studiosi, e infine il furto del capolavoro manomesso (1900-1910). Insomma un vero rompicapo in cui è difficile collocare questa pala di Collesello, disuguale com’è nei suoi elementi.
Il volto della Vergine e il Bambino spiccano come cammeo prezioso per dolcezza di tratti e naturalezza di atteggiamenti sullo sfondo del monumentale schienale ligneo, troppo dilatato e uniformemente bruno pari al manto della Madonna: il dipinto appare così un monocromo bordato d’azzurro, punteggiato di rosso e animato da angeli oranti, ghirlande, putti con fiori e tamburello.

Da http://www.sangiorgiosanvigilio.it

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