Chiesa di San Rocco Domegge

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Era la chiesa della scuola dei Battuti quindi forse esisteva già nel 1500, l’attuale è del 1858.

Vi è conservato un dipinto attribuito a Francesco Vecellio con la “Madonna in trono con bambino tra i santi Rocco e Sebastiano”.

La leggenda vuole che alla sua campana si attribuissero molte virtù contro il cattivo tempo e si diceva che un uomo faticava a suonarla perché gli stregoni si sforzavano di impedirne il potente suono.


All’inizio del XV secolo, la Scuola dei Battuti di Domegge volle onorare S. Rocco con una chiesa da costruire accanto all’ospizio per i poveri ed i viandanti, oggi casa Costantini. La chiesa fu tra le prime in Cadore intitolata al santo protettore delle pestilenze, la cui devozione trovò larga diffusione. L’attuale edificio, sorto a poca distanza da quello più antico, fu eretto nel 1857 in forme ispirate in parte alla chiesa di Somacròs, in parte al coevo tempietto lozzese del Segusini: una navata rettangolare, ampliata da nicchie che accolgono altari laterali, volta a padiglione, presbiterio semicircolare.La facciata rivela debolezza di idea progettuale con l’uso del linguaggio classico (lesene, cornicione, timpano, oculo) svuotato del suo contenuto di proporzioni e armonia.
Il riquadro con l’immagine di S. Rocco, databile alla seconda metà del XIX secolo, ne presenta in primo piano la figura modellata con gusto accademico su un fondale troppo ampio e approssimativo. L’interno sorprende invece per lo sviluppo longitudinale della navata le cui pareti sono disegnate da cornici e specchiature con funzione di leggera, ma efficace, decorazione.
Da segnalare il pavimento in lastroni di pietra e l’altare ligneo ‘a portale’ intagliato e decorato con un tempo accoglieva la bella pala di Francesco Vecellio (1475? – 1560?) proveniente dalla chiesa antica, ora custodita in S. Giorgio. Raffigura la Madonna in trono affiancata dai santi Rocco e Sebastiano, ai suoi piedi un vivace angioletto musicante. La composizione è ambientata in un’esedra poco profonda il cui catino, illuminato da bagliori dorati e decorato da esuberanti motivi a girali, fa da sfondo alla rigida secchezza del trono. Le figure assorte hanno tratti morbidi e delicati e sono avvolte da luce sfumata che plasma i corpi e accende i colori con esiti di naturalezza e fusione di toni. Ci sembra utile ricordare che durante la costruzione di S. Giorgio questa chiesa svolse il ruolo di parrocchiale.

Da http://www.sangiorgiosanvigilio.it

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